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20/04/2017 - Antropologia, luce e fotografia

Antropologia, luce e fotografia

Marina Berardi

Luogo: Aula Magna Università della Basilicata - Via San Rocco
20/04/2017 - Ore 15:30 – 19:30

Partecipanti 150

 

Contenuti
Il modo in cui guardiamo il mondo potrebbe essere un riflesso, un gioco di luce che la nostra mente codifica culturalmente e che pertanto interpreta con gli strumenti fisiologici e culturali a disposizione. La percezione diventa così un fenomeno complesso, olistico che riguarda non più il solo guardare, ma l'intera ecologia dei sensi in cui il corpo è immerso.
Antopologia e fotografia sono sue modi per raccontare, decostruire e reinterpretare il mondo, due atti di conoscenza, due linguaggi con una propria storia, grammatica, capacità narrativa. Hanno specificità metodologiche proprie, ma anche linee di contatto ed è su quste linee di contatto che porrei l'attenzione. Una di esse è la luce. La luce come esperienza soggettiva e collettiva come fenomeno antropologico come prima fonte tra tutte di scrittura. È importante quindi capire se esiste un'antropologia della luce e cosa significa, esplorare i temi dell'antropologia visiva e connetterli alla fotografia, specie quella documentaria e sociale. La fotografia come racconto autonomo connesso allo sguardo antropologico e lo sguardo antropologico come racconto autonomo connesso alla produzione di immagini. Occorre fare questo giro perchè per troppo tempo si è generata un'asimmetria tra i due saperi considerati come mero corredo espressivo l'uno all'altro.
Cos'è una fotografia etnografica? Come si costruisce un racconto etnografico basato sulle immagini? Come si costruisce un lavoro di fotografia documentaria o di reportage? Risponderei a queste domande facendo appello alle esperienze personali e ai progetti realizzati in questa direzione, ma anche attingendo ad alcuni autori scelti sia nel mondo della fotografia (R. Frank, E. Smith) che nel mondo dell'antropologia (F. Faeta, G. Bateson, M.Mead, E. E. Pritchard, E. De Martino- F. Pinna).
L'incontro con l'altro è sempre stato rappresentato facendo riscorso all'immagine che, per il suo forte potere evocativo, ha contribuito a determinare un immaginario in alcuni casi riducendo la complessità dell'altro ad una voyeristica visione, ma è anche nell'incontro con l'assenza e la scomparsa dell'altro che la fotografia e l'antropologia si avvicinano.
Lo sguardo è un fenomeno complesso, guardare significa innanzi tutto sentire, sentire empatizzando, è un portare dentro, un movimentO cetripeto e centrifugo al tempo stesso. Guardare attraverso la luce è raccontare attraverso parole.

Curriculum
MARINA BERARDI
Nasce nel 1983 a Grassano in Basilicata. Attualmente vive a Roma dove ha conseguito gli studi inAntropologia Culturale e dove è cominciata la formazione nell'ambito della fotografia sociale presso il Wsp Photography . Specializzanda presso la Scuola di Specializzazione di Beni Demo etno-Antropologici dell'Università di Roma "La Sapienza". I progetti mirano ad avere una connessione con la formazione antropologica e quindi l'attenzione è sulle condizioni umane, storie di vita, e pratiche rituali. Nel 2013 alcuni scatti del workshop in Etiopia vengono premiati nell'ambito del Nikon Talents divenendo vincitrice assoluta del contest e ottenendo il primo premio nella categoria Street e Reportage. Riceve inoltre menzioni e segnalazioni anche ad altri concorsi internazionali come IPA, Px3, Sony World Photography Awards. Inoltre negli ultimi anni ha cominciato a seguire un antico rito arboreo in Lucania, Il Maggio di Accettura, che fa parte di una più ampia riflessione sul Tempo Circolare, The Circular Time, assieme al lavoro su Sant'Agata a Catania. Una volta in ogni mille mai , i riti della Settimana Santa e il Carnevale di Tricarico, Prometeo e Carnevale. Quest'ultimo è stato pubblicato sulla rivista Erodoto 108 e poi dalla Casa Editrice Casalta come libro fotografico. Nel 2014 in una struttura residenziale terapeutica riabilitativa per il trattamento volontario psicoterapeutico di persone con disturbi psicopatologici non trattabili a domicilio ha realizzato il lavoro fotografico L'Orsa Polare non è una Stella . Attualmente è impegnata in un progetto di ricerca antropologica di Studi Urbani nel quartiere de La Magliana coordinata dal
Dipartimento di Storia Culture Religioni dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" nell'ambito del quale ha realizzato il lavoro fotografico Inner Places.
Nel 2016 svolge una ricerca di antropologia visuale in Iraq accompagnando la missione Archeologica dell'Università di Roma "La Sapienza". Alcuni scatti del lavoro fotografico "Dreaming Iraq" vengono pubblicati da National Geographic Italia. A dicembre 2016 a Matera partecipa con alcune opere fotografiche alla mostra 3rD Impact Il paradoso dell'identità. Rapporto tra Archiettetura, Fumetto e fotografia. Oraganizzata dall'associazione Argot in collaborazione con lo studio multidisciplinare di architettura Rabatanalab.